I Falconiformi
L’ordine dei Falconiformi raggruppa circa 200 specie di Accipitridi e 61 Falconidi mentre gli Strigiformi comprendono circa 140 specie.
E’ comune a questi uccelli la predazione prevalente di animali vivi. A questo scopo sono muniti di potenti artigli e presentano becchi aguzzi ed uncinati coi quali possono dilaniare la preda.
Gli Accipritridi uccidono le prede con gli artigli, i Falconidi con un colpo di rostro alla nuca. Di conseguenza gli artigli dei primi sono molto più robusti di quelli dei secondi, che possiedono invece una specie di dente corneo su ambedue i lati della mascella superiore che consente loro di staccare le vertebre cervicali della preda.
Gli alimenti ingeriti, (peli, penne ed ossa) sono raccolti nel gozzo in “cure” che vengono poi rigettate.
Le cure degli Stringiformi contengono anche fini ossicini accuratamente ripuliti mentre quelli dei Falconiformi ne contengono solo di maggiori dimensioni perché i loro succhi gastrici sono più efficaci. Normalmente le femmine sono più grandi dei maschi cosicché i due sessi presentano uno spettro alimentare differente e non si fanno troppa concorrenza, in modo da ricavarne un vantaggio in termini di sopravvivenza.
Di solito le coppie sono territoriali ed occupano una “riserva” piuttosto grande. La maggior parte degli uccelli rapaci fa il nido in posizione elevata, dato che i piccoli sono nidicoli e quindi indifesi contro i predatori al suolo. Si ha una sola covata all’anno.
La cova ha inizio dopo la deposizione del primo uovo, per cui i piccoli nascono ad intervalli di giorni e non si sviluppano in eguale maniera. In caso di carenza alimentare i secondi nati muoiono di fame e vengono divorati, seguendo una sensato processo di autoregolazione. In questi gruppi di uccelli si rilevano una grande abilità nel volo e sensi molto acuti in conseguenza della selezione naturale che favorisce quelle specie in grado di catturare le prede con più facilità.
Molte specie sono minacciate per via della persecuzione continua ma anche, soprattutto, per via dei veleni ambientali. Infatti, trovandosi questi uccelli al termine delle catene alimentari, accumulano nel proprio corpo le sostanze pericolose e non degradabili che si trovano nelle prede.
Alcuni rapaci, in particolare l’aquila reale, il gufo reale, l’astore e la poiana sono oggetto di discussione in ambito venatorio poiché si nutrono di selvaggina bassa. In generale, comunque, si sopravvaluta molto, quantitativamente, il loro influsso ed inoltre si deve considerare che le loro prede sono in gran parte animali deboli, malati, feriti o inesperti che sarebbero comunque morti. Catturano poi numerosi altri piccoli predatori come ad esempio Cornacchie, Ghiandaie, piccoli mammiferi predatori.
